8 Marzo 2014 Giornata della donna

«L’intento non è quello di celebrare il genere femminile né di fare retorica, ma di avviare un dibattito responsabile sui cambiamenti della “situazione femminile”attesi, conseguiti, progettati». Questo l’obiettivo con cui la Fidas Irsina ha organizzato l’8 marzo un convegno dal titolo “Donne lucane: radici antiche, professionalità contemporanee”.

Un momento di incontro per la cittadinanza che vanta nei propri retaggi storici figure femminili di notevole spessore. Non eroine o personaggi la cui biografia compare sui testi di scuola, ma donne comuni, degne di rispetto e di considerazione perché hanno scelto di vivere la propria quotidianità da protagoniste. Di esse la storica prof.ssa Rosita Orlandi ha raccontato le vite e le scelte coraggiose. Donne della famiglia Pomarici e Santomasi, che di fronte alle avversità hanno tenuto saldo il legame familiare. Donne che hanno preservato il patrimonio di famiglia gestendo le successioni ereditarie con grande accuratezza e lungimiranza, affinché la stirpe mantenesse nel tempo il proprio ruolo sociale di gran pregio. Donne che al termine degli anni bui della resistenza hanno devoluto ingenti beni personali per sugellare il giuramento di fedeltà e obbedienza alla corona dell’intera città di Gravina, liberandola dall’ombra cupa del tradimento. Infine, donne che, nate da nobile casato, hanno fatto vibrare il cuore di un giovanissimo D’Annunzio per poi sposare un giovane di modeste condizioni. Rimasta vedova in giovane età, ha impegnato ogni risorsa per il futuro dei suoi figli, ha investito nella loro cultura e crescita morale, e i frutti sono degni di riconoscimento pubblico: il figlio è il ben noto Giacomo Racioppi, primo fondatore del partito comunista, lei si chiamava Lapadula Anna Teresa.

La dottoressa Domenica Capezzera, magistrato e giovane madre, ha riportato l’attenzione su tempi più recenti con un intervento dal titolo “50 anni di donne in magistratura”. La dottoressa Capezzera si è subito presentata con uno stile affabile, un linguaggio semplice, uno sguardo accogliente e a momenti imbarazzato. Tratti spesso definiti tipicamente femminili e corollari di vite di donne dedite alla cura familiare. Ma lei è un magistrato. E quando ha raccontato come, in merito all’accesso delle donne nella magistratura, l’ambiente forense si è espresso, con imbarazzanti pregiudizi e vili considerazioni, è apparso tristemente evidente come la sua testimonianza di vita merita la massima considerazione sociale. Senza che mai venissero esplicitamente ostentati i sacrifici svolti per raggiungere i propri obiettivi di carriera, è emerso in modo evidente la personalità di una donna che si è impegnata con determinazione, audacia e fiducia in se stessa nella realizzazione di una vita di cui essere orgogliosa, per sé e per la propria famiglia. Perché il valore della famiglia non è stato mai sacrificato in questo percorso ma ne ha costituito il fondamento, la motivazione e la finalità ultima.

Al futuro è proiettato, invece, l’intervento della dottoressa Giulia Pavese, ricercatrice del C.N.R.con sede a Tito, che ha presentato un contributo dal titolo “Ritorno alle origini: la fisica, l’ambiente, la Lucania”. Una vita dedita allo studio, alla ricerca, alla scoperta delle leggi fisiche in grado di svelare non solo i fenomeni ambientali, ma per similitudine, anche quelli relazionali. E attraverso un’affascinante e particolarmente informativa lezione sull’atmosfera terrestre, la dottoressa ha evidenziato come ognuno si debba sentire responsabile per lo stato di benessere dell’ambiente. Sono i piccoli gesti compiuti da ciascuno a rendere la nostra realtà un patrimonio da trasmettere in eredità alle generazioni future. Che si tratti di ambiente fisico o sociale, è l’assenza di rispetto a determinare gli sconfortanti fallimenti del genere umano, il disconoscimento della dignità per chi è diverso, il disprezzo per ciò che non ci interessa nell’immediato, la noncuranza per il benessere collettivo e futuro. Il mondo è un sistema, è un campo di forze in cui un solo gesto responsabile può avere effetti significativi per l’equilibrio di tutti.

Tre testimonianze di pregio culturale, a cui si è aggiunto l’intervento estemporaneo di Consiglia Basile, che ha voluto condividere la storia di vita della sua progenitrice con un racconto che evidenzia come non si giustificano in alcun modo i pregiudizi sulla natura femminile, la sua debolezza biologica, la predisposizione ad attività di cura, l’assenza di competenze gestionali e di dirigenza. La signora, in tempi in cui l’autonomia femminile era accolta con atteggiamento critico, ha fatto fronte ad una condizione di necessità avviando un’attività in proprio. Attraverso un brillante connubio tra tradizione e imprenditoria, ha saputo appropriarsi delle ricette appartenenti alla riservatissima comunità delle suore e, con l’ausilio delle nipoti ha iniziato a creare quei dolci tipici di Irsina che hanno reso famosa un’altra Irsinese storica come Maddalena Favale.

A moderare questi ricordi irsinesi è stata la presenza discreta e per niente a disagio tra tante donne, di Pietro Amato, ormai storico ma sempre energico presidente della sezione FIDAS G. ATTILIO di Irsina che, nell’introdurre le relatrici, ha esplicitato gli obiettivi dell’incontro. A conclusione il vicepresidente della FIDAS Basilicata, dott.ssa Anna Maria Piarulli, ispettore di polizia ha ripercorso i temi chiave da cui ha tratto una personale considerazione finale: sono le generazioni presenti che, alla luce dell’esperienza pregressa, devono educare gli uomini e le donne del futuro. Le storie, le relazioni, le testimonianza condivise in questa giornata devono costituire un monito per tutti affinché si agisca in nome del rispetto reciproco, non disprezzando le differenze di genere ma valorizzandole, attribuendo valore alle persone in quanto tali e non in quanto uomini o in quanto donna.

La serata è proseguita con l’organizzazione di una cena nei vicini locali dell’ARENACEA dove il personale ha servito una cena a circa 120 persone, allietata da un sottofondo di musica dal vivo e canto offerti da Antonietta Capezzera accompagnata al piano da Angelo Candela, con momenti danzanti, offrendo i profumi e i sapori irsinesi. Degna conclusione è stato il taglio della torta preparata dalle donne della FIDAS di Irsina a testimoniare la loro insostituibile presenza nella vita sociale del nostro paese.

Che sia in un contesto formale come un convegno o informale come una cena sociale, la comunità irsinese risponde con entusiasmo e una ricca partecipazione per donarsi alla crescita e al benessere collettivo.

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